INTERVISTA ALL’AUTORE E TRADUTTORE ITALIANO MARIA TERESA LIUZZO
A cura di Hassane Yarti

HY: Per cominciare, come ti presenteresti ai nostri lettori?
R1: Mi presento con l’anima nuda, con coraggio e verità. Mantengo le distanze da coloro che amano le risse, dove predomina la cultura della prepotenza e dell’ignoranza su coloro che osservano le leggi e fanno della loro vita e della cultura strumento di civiltà e di sdegno, che viene inteso con disprezzo dai rivoltosi abbonati alla menzogna e alla violenza.
HY: Maria Teresa Liuzzo sia come autrice che come persona, c’è qualche paragone?
R2: Autrice e persona ci ricorda Giano, il dio bifronte, l’una e l’altra faccia della medaglia, ognuna con un ruolo diverso. Il cuore e la mente, però, sono parte dello stesso universo. Autore e persona mutano in un cielo di piombo, in una memoria ferita che si allontana dal fango, mentre altrove banchettano le caste e la fame è massacrata dal silenzio. In definitiva l’autrice scrive ciò che la persona vive e lo condivide con gran parte della società interessata.
HY: Raccontaci del tuo primo scritto. Come è nata quella scintilla e come ha continuato a ardere?
R3: Sin da bambina cercavo di trasformare la crudeltà in una fiaba. Avvertivo la solitudine del mondo. Ho capito che nessun farmaco sconfigge la morte. Ho concluso che la vita è troppo breve, che la pace sia soltanto un’illusione e nessun antidoto sconfigge la malvagità, il genocidio, la guerra e le calamità. Ho scritto di getto le mie prime due poesie: “SOLITUDINE” e “IL MONDO NELLA MIA ANIMA”. Entrambe descrivono il declino del mondo, le storture che ingannano i popoli, le guerre sanguinarie, la solitudine dei paesi abbandonati e distrutti, dei vecchi, del mare.
Amo ancora oggi la campagna, e ho pensato agli alberi, all’ossigeno che donano, ai fiori, ai frutti, alle loro radici. Ho pensato al loro cuore che giace sottoterra e trasmette la linfa sino ai rami, spesso inariditi e curvati dal vento. Così chiamai il mio primo libro “RADICI” che contiene cento poesie (poesie dell’infanzia). Questo amore che accese la scintilla si trasformò ben presto in un grande fuoco e poi in un vulcano.
Quando scrivo seguo il percorso naturale della scrittura, il fiume era prima un ruscello, non si domanda quando raggiungerà il mare. È un corso libero che non conosce intoppi, perché la poesia è libertà, ragione, sentimento, parola viva, sentita, lontana dalla morte abituata ad indossare lo scalpo. La mente guida la mano, la scrittura è come la pioggia che arriva quando nessuno l’aspetta. Ricchezza e povertà, silenzio e uragano, fuoco e gelo, buio e luce, steppa e foresta, deserto e prato, seme e vento, felicità e tristezza, guerra e pace. È la voce della natura con le sue diversità.
HY: Pensi al lettore mentre scrivi? Che tipo di lettore vorresti che seguisse il tuo lavoro?
R4: Non penso al lettore che a lavoro finito. Mi chiedo se chi leggerà condividerà o meno il mio pensiero, quanto lo scritto possa raggiungere il suo cuore e destare l’interesse dei lettori, che ormai lo attendono con ansia.
La scrittura non è illusione, né regia ma responsabilità. La mente è una mappa nascosta e spesso la verità rimane inconsolabile, laddove la cultura non è merito ma possesso e violenza. L’eternità non fa parte del tempo che passa, come il buio che nasconde le lacrime dove il mare cancella la notte. Lo dimostrano fatti e misfatti. La bugia appartiene ai perdenti. La verità agli uomini liberi.
HY: Cerchi tu la scrittura o è la scrittura ad arrivare da te?
R5: Cercare la scrittura è come cercare un ago nel pagliaio. E’ la scrittura che mi corteggia, mi insegue e mi percuote. È proprio la scrittura che mi assorbe come l’inchiostro fa con il foglio. Mai scritto un rigo tanto per scrivere. La scrittura arriva come un temporale senza che io me ne accorga o la cerchi (preciso che è sempre lei a “perseguitarmi”). È il mio fantasma dove la parola è coraggio e mai esibizionismo, ma intelletto, preziosità, spazio, sangue e carne. Ma è anche una fucina dove il tempo è un “fabbro” che batte il ferro quando è caldo. L’emozione non conosce il comando, ma l’urgenza, e, quando il tempo ci è nemico la parola sopravvive, ma non è più la stessa; stato e momento rendono grande la parola che riesce a liberarsi dal fango, dalle strettoie, dalla catastrofe, dalle sabbie mobili, e dalle varie gabbie. È una carezza che sfiora e appartiene soltanto agli eletti e non conosce infarto.
HY: Come si fa a domare il linguaggio e a indirizzarlo sia verso la poesia che verso la prosa?
R6: Se il linguaggio è originale e figlio naturale di chi lo genera non si fa domare, in quanto la parola che nasce spontanea – e quindi non artefatta – è “selvatica”, irraggiungibile, altera, forte e libera come un cavallo arabo che sfida il mare e disobbedisce alla tempesta di sabbia. Poesia e prosa sono parenti ma non gemelle. La prosa è ragionata, la poesia è sentita (Sentimento e non sentimentalismo). La sua forma estetizzante fascia un contenuto profondo ed intenso che si fa rime e versi, suscitati da un’ispirazione che muove da un animo che coglie l’amore nella sua completezza, nelle espressioni e nelle sensazioni del suo estrinsecarsi interiore, ma anche fatto della felicità di un “dono” intessuto di slanci di spontaneità emotiva e carnale al di là di ogni impossibile domanda o richiesta circa una pretesa catalogazione di un sentimento che sfugge ad ogni spiegazione in ambito razionale.
HY: Il primo libro è sempre speciale… una domanda spontanea è: cosa ti ha ispirato a scriverlo?
R7: Scrivere è vivere e l’ispirazione è l’urlo della ragione e della verità, e devo ammettere, ancora una volta, che, scrivo per non morire. È l’altra cornice del cuore, la stanza che mi accoglie con rispetto e purezza come si addice a una novizia che vive in convento e abbraccia il silenzio come fosse una siepe di rose. La scrittura è il nostro testamento, le ore, i giorni e gli anni che regaliamo agli altri, attimi vissuti felici o crudeli trascorsi e condivisi con i nostri numerosi lettori nel mondo. La scrittura è il respiro e la voce del libro, la sua identità e unicità, l’ispirazione è giunta dalla ragione di quel sentimento che ti fa tagliare i rapporti senza fare scenate quando si percepisce la falsità che gli altri fingono di non accorgersene.
Le parole lasciano libere le troppe menzogne che circolano dove il silenzio fa più danni della paura. Le parole non perdono il loro splendore e diventano l’armatura dei torti subiti, perché la gentilezza non è debolezza. Non a tutti e non sempre la verità piace, ma serve ad avvertirli che si è a conoscenza di tante cose, così i bugiardi che leggono e si riconoscono si spaventano. Non sanno a cosa aggrapparsi né a quale santo votarsi e continuano a remare nel loro veleno dove il mare è sempre più nero. “RADICI” che ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, appena edito è stato recensito dalla poetessa Maria Luisa Spaziani (candidata al Nobel per la Letteratura, Presidente del Centro Montale – Roma).
HY: La critica letteraria è stata imparziale nei confronti del tuo lavoro creativo?
R8: Non posso lamentarmi della critica italiana ma ci tengo a chiarire (come ha scritto di recente il prof. e grande studioso Antonio Catalfamo) che la critica straniera è stata molto più generosa nei miei confronti e lo è tutt’oggi.
HY: Come valuti l’attuale panorama letterario italiano?
R9: L’attuale panorama letterario italiano è piuttosto deludente, nessuno si dedica allo studio e alla lettura dei testi, si vive in un mondo astratto, si ha l’impressione di avere davanti agli occhi un carillon, dove invece di ascoltare e respirare la musica – da invasati quali sono – vengono attratti e rapiti dalle gambe della ballerina. Non c’è qualità. Tutti vivono in simbiosi in un ambiente parassitario, felici e sempre più scatenati in cerca di un like, tra sconti e invidia, dove l’occhio accecato – che non ingrassa il cavallo – finisce col nutrirsi di stupidità. Le patologie dei “finti ammalati” aumentano. Si professano giudici senza toga, improvvisati – per dirla con l’illustre scrittore Gesualdo Bufalino “Il malpensante”. Il merito non esiste più.
Si scopiazza, e l’essere privo di cervello – smarrito ormai “ippocampo” sulla spiaggia – passa all’intelligenza artificiale. Insieme ai suoi seguaci privi di emozioni rischiano di trasformarsi in robot. Va di moda la cibernetica e la robotica. In troppi vorrebbero anche l’anima robotica con un’intelligenza profonda che veda oltre le apparenze e sia maestra del controllo mentale. La bestialità è l’unico trofeo che riescono a “mercificare” esponendolo per ingabbiare non solo il pensiero ma anche tutto ciò che è logico: il tempo, creativo e imprevedibile.
HY: Qualche anticipazione sul tuo prossimo progetto letterario?
R10: Progetti ce ne sono tanti; il più importante è già a metà strada. Amo la riservatezza, aspetto paziente il traguardo, che sia dono di novità e lontano dallo scontato e dall’ovvio, soprattutto distante dai tanti predatori e sanguisughe che come sciacalli e avvoltoi aspettano con ansia le novità altrui per appropriarsene e saziare la loro sete vampiresca. Non si sa mai cosa accade quando Dio tace, quando la rosa dell’alba abbraccia il gelsomino, quando un aquilone di stelle passeggia nel cielo aspettando la prima rondine del giorno baciata dal sole. Nessuno ha il dono dell’ubiquità. Tutto è transitorio e il tempo non ha sangue.
HY: Ultime parole?
R11: Coloro che scrivono devono farlo con assoluta onestà. Scrivo e pubblico sin dagli anni Settanta: poesie, romanzi, filastrocche, interviste, articoli, saggi, editoriali, traduzioni, fiabe e tanto altro. La parola va condivisa e sostenuta perché è una donna vera, ricca di intelligenza e dignità. È speciale quando si innamora delle piccole cose, che pur essendo crocefissa dalle spine, continua ad amare le rose; contempla il mare seguendo il tuffo dei delfini e dalle rocce il volo dei gabbiani. La parola vera resiste ad ogni abisso, è una risorsa inesauribile, non teme minacce e rimane salda culla della sua solitudine abbracciata alla fede delle sue ferite.
A volte può sembrare un sogno o forse un segreto, ma questa unicità non la scoraggia né la terrorizza, la tiene in comunione con il mondo. Altre volte precipitano nel momento in cui la vedono sfinita, raggomitolata nella sua fragilità, quando la cattiveria arriva come una nevicata spietata.
Ma la mente non si arrende, si rigenera senza chiudere le porte alla stanchezza, accarezzando e accogliendo persino il dolore. Cerca la salvezza dopo essere sfuggita al disastro. Quando sentì il calore del fuoco attraversarle il petto, ricordò che il sole divorò le stoppie, ma l’alba giunse e profumò di pane. La vera scrittura ignora la tempesta di morte. Essa cerca le verità essenziali che oltrepassano quelle “tensioni estatiche” portandole ad offrirci strumenti e conoscenze superiori che ridimensionano la realtà materiale verso il mondo spirituale.
Mi piace terminare questa interessante conversazione con l’editore, poeta, traduttore e giornalista Hassane Yarti ricordando che la lucidità del “tempo” spesso inganna come la scienza quando arriva in ritardo e che tutte le vocali hanno pari dignità. Ogni dolore ingiustamente subito si trasformerà in Luce. La verità è una creatura speciale e continuerà a respirare il profumo di una rosa dove nonostante la spregiudicata certezza del vento continuerà a sbocciare sulle labbra dell’alba coronata di rugiada. Nessuno uccide il Dio dell’Amore, perché la parola è amore nel suo corpo sacro.
Maria Teresa Liuzzo

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