SOFIA DI VICO PROMETTENTE ATLETA DELL’UNIO BASKET (MADDALONI – CE) FAMOSA PER IL SUO SOPRANNOME DI ”BOSS”, UN SIMBOLO DI PASSIONE E DETERMINAZIONE, AMORE E ADORAZIONE VERSO LO SPORT.

Un rapporto intenso con la propria unicità
Un atteggiamento agapico, quello di Sofia, che sospinge in avanti e vive la donazione di sé.
L’impatto delle allergie alimentari sulla psiche dei pazienti si riflette sulla qualità della loro vita, dovuta anche alla prassi di portare sempre con sé il salvavita. Nonostante siano persone sane, la possibilità di una eventuale reazione allergica si ripercuote nella loro vita quotidiana.
In Sofia vediamo un atteggiamento di amorevolezza, umiltà, senza avere paura della propria fragilità,
attenta ai bisogni altrui, con la semplicità che irradia da sé stessa, che ci cattura e ci spinge verso la parte migliore di noi stessi. Un amore disinteressato, puro, che guarda al prossimo come si guarda a sé stessi e che si può provare solo andando oltre sé stessi. È un amore che la eleva.
Sofia, una dolce ragazza che aveva dedicato la sua prima giovinezza allo sport, una stupenda creatura dallo stile aggraziato, euritmico, generoso, indimenticabile. Nella memoria di chi l’ha conosciuta e di coloro che continuano ad amarla rimane indelebile la sua giovialità, il gioco, il sorriso, la speranza che profuma ancora di promessa. Sentimenti, attese, sogni, saranno dei versi o forse dei fili su cui appendere le lacrime di quel sole che risplende malato, di quella canzone di vita che all’improvviso diventa un boato, quel nulla che uccide ogni promessa, ogni abbaglio dove la notte non avrà albe di lune. Ora sarà primavera senza siepi né nidi allegri, senza mandorli in fiore o zagara d’ulivi, di mandorli o d’aranci, sarà un viaggio di sola andata verso cieli immacolati, di braccia aperte, un coro d’angeli, un tenero bacio posato sulla fronte, un angelo che torna al Padre. Tutto questo addolora e non consola. Adesso rimane la sua ascesi, la mappa delle sue e nostre cicatrici, il suo sport fatto di carne ed ossa, la palla in volo come una colomba. Nulla di ciò che resta sarà consolatorio. Ogni dolore diventa universale. La nostalgia non volerà mai via e mai sarà sopito il suo ricordo.
E’ una violetta addormentata, come preghiera tra le pagine di un libro, una candida immagine e la sua catastrofe. E’ un raccogliere di fiori profumati e all’improvviso ritrovarsi a braccia vuote. Ma rimane vivo il suo mondo ”nudo”, ritmico attraversato da fuoco che rende il suo ricordo divino e incandescente. Ogni suo gesto o sguardo era poesia, come un dipinto d’acquerelli stanco, dal volto beato, sacerdotale. Ora non ci resta che ricordarla con la sua gioia contagiosa divorata dalla crudeltà della vita.
Sofia, creatura tenera, voce accolta dal mistero, Lei che si aggira tra le sue cose amate con la sua eleganza sportiva, che passeggia nei giardini del nostro cuore. Lei che si apre come un enigmatico fiore tra squilli di luce, mescolata ai fantasmi del tempo. Adesso non è più un pezzo d’argilla, né una bara bianca ma una piuma che vola in un mondo di colori dove non sarà mai dimenticata, un mondo nuovo l’accoglierà; lì potrà continuare a dipingere i suoi sogni. Ai nostri occhi, colmi di lacrime su un foglio sbiadito dal dolore sarà la prima rosa sbocciata curva sulle spine, in una primavera di farfalle immacolate che ci regala l’ultima danza della sua stagione.
Lacrime adornate di note raffinate e struggenti quelle di una madre e di un padre che perde la propria figlia improvvisamente. Parafransando il poeta greco Menandro: ”Muor giovane colui ch’al cielo è caro”, frammento reso celebre dal poeta italiano Giacomo Leopardi che lo citò come epigrafe nel suo canto ”Amore e morte”. La vita trionfa sempre sulla morte, il dolore diventa pietà, rassegnazione, preghiera, silenzio in attesa di Resurrezione. Ma ci domandiamo come si sentirà una madre nell’aprire una stanza e non trovare la figlia, il suo abbraccio, una racchetta, lei che non sente quando la chiama per pranzare, la sua presenza assente nella stanza… preme come una lama sul cuore. Come cancellare una vita in pochi secondi, rassegnarsi alla sua dipartita, a quel destino crudele che colpisce senza preavviso, tirando a sorte le sue vittime una ad una, come le foglie che il vento strappa dagli alberi o la mancanza di pioggia che avvizzisce? Cosa si prova ad aprire un armadio, vedere libri mezzi aperti, pantofole in giro per la stanza, che non saranno mai più indossate, lo specchio freddo più del sudore e della morte, che non riflette e non rifletterà mai più il viso dolce e caro di Sofia? Ora sembra le pareti cullino un sonno di pietra; non dirà la madre: ”Svegliati Sofia o fai tardi a scuola”- E la nonna di questo Angelo continuerà a guardare il cielo nella notte a lutto – chiedendo con lo sguardo trafitto, che la sua Sofia non sia fra quelle stelle che brillano, e che non sia proprio Lei la stella che brilla più di tutte, che giocherà con gli angeli. Il suo papà domanderà a Dio se ha accolto sua figlia tra le sue braccia, se è seduta sulla cima azzurra del tempo dove l’eternità non si misura in secondi, minuti, ore, stagioni, anni; dove l’orologio è un oggetto in disuso e la clessidra non vedrà mai più scorrere la sabbia. Sofia è volata via all’improvviso, come un sisma che non si fa annunciare, come una rondine che abbandona il nido distaccandosi dal suo stormo, per recarsi presso una Patria nuova, inimmaginabile. Sofia lascia alle sue compagne di squadra l’amore verso lo sport che è vita e vittoria e sacrificio d’amore; lascia ai suoi tifosi una carezza insieme al detto che nella vita è importante partecipare, senza pretendere la vittoria se non meritata; lascia a chi l’ha conosciuta anche per pochi minuti, quel triste silenzio delle sue rinunce al cibo e alla sua esperienza multisensoriale. A tutti coloro che l’accompagnano con presenza o con preghiere nel suo lungo e celeste viaggio, alla gente del suo Paese natale un vuoto incolmabile. Ti sia lieve la terra, piccola, adorata Sofia.
”La morte è un fiore che solo una volta fiorisce.
Ma fiorisce come nient’altro fiorisce.
Fiorisce appena lo vuole, non fiorisce nel tempo.
Essa viene, una grande falena, che adorna steli cedevoli.
Tu lasciami essere uno stelo, così forte, che la rallegri.”
(Paul Celan, 13. 02. 1950)
Ci congediamo da questo triste lutto che ha colpito non solo la famiglia, ma un’intera comunità e il mondo dello sport. Sofia, una sensibilità quasi surreale e una saggezza fuori dal comune, considerando la giovane età. Una casa dove il tempo si è fermato in un attimo e il futuro di una famiglia appeso a un filo sottilissimo. Il dolore brucia più del fuoco trasformando quel silenzio di piombo in un abisso.
A SOFIA
Un incubo doloroso ci attraversa,
Tu camminerai danzando su un campo d’erba
e più di un diamante brillerai.
L’inverno non si è fatto primavera,
è una farfalla trafitta dagli spilli.
Tu viaggi, piccola stella,
in un’altra vita
con un pezzo di sogno stretto fra le dita.
Antonella Di Siena

kultapogeum 2021 Toate drepturile rezervate